A tutti è successo fin da piccoli, di aver detto o fatto qualcosa che abbia nuociuto a qualcun altro, di averlo fatto volontariamente o anche solo per superficialità. Sono anche sicura che, soprattutto le prime volte, ciascuno abbia provato un senso di colpa o almeno di dispiacere per le conseguenze reali o psicologiche prodotte sull’altro. Ma se questo non avvenisse, se i reati avvessero gravi conseguenze sull’altro, se il ragazzo/a autore di reato si ripiegasse in una spirale di aggressività- colpa-impotenza-immagine negativa di sè-altra aggressività- senso di pseudo potenza- violenza, ecc… allora aumenterebbe la responsabilità del contesto in cui ‘vittima’ e ‘reo’ sono immersi. Un momento di conflitto come questo diventerebbe occasione preziosa per fermarsi a riflettere, imparare ed insegnare qualcosa su competenze sociali, emozioni, relazioni. Siamo ‘animali sociali’ ma la socievolezza spesso va educata e modellata.

Nei casi di bullismo più gravi mi sono convinta che la riparazione del danno, sia parte integrante della costruzione di una soluzione di quel conflitto che si crea tra le parti, vittima e reo, e che questo processo debba coinvolgere anche la comunità famigliare, educativa, scolastica in cui entrambi sono immersi.

 

Le Nazioni Unite parlano di giustizia riparativa, allo scopo di promuovere la riparazione del danno, la riconciliazione tra le parti e il rafforzamento del senso di sicurezza collettivo.

 

Laddove l’atto lesivo venga commesso in una comunità (una scuola, un’associazione sportiva, un oratorio… ) un incontro iniziale (o Restorative Justice Conference) può aiutare a comprendere chi è stato danneggiato, da chi e quali sono gli effetti concreti ed emozionali di tale situazione, attraverso una gestione collettiva e comunitaria delle conseguenze dell’atto lesivo, i cui obiettivi sono, tra gli altri:

– riconoscimento della vittima

– riparazione dell’offesa nella sua dimensione globale

– auto-responsabilizzazione dell’autore del reato-atto di bullismo

– coinvolgimento e rafforzamento della comunità, compresi gli ‘astanti’, gli adulti, gli altri educatori.

 

La giustizia riparativa prevede una mediazione, da parte di un adulto significativo, tra chi subisce e chi commette l’atto di bullismo, che culmina con un incontro volontario tra l’autore di reato e la vittima diretta, alla presenza di mediatori, familiari e/o adulti di riferimento, per assumersi la responsabilità di  fare ammenda e riparare quanto detto o fatto.

 

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About Dott.ssa Nadia Sanza

Psicologo Clinico, Psicoterapeuta, Advanced Certified Schema Therapist, EMDR

Studio in Via dei Molinari, 10a Potenza.
+393471043731

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