LUTTO: COSA DIRE, COSA FARE? – Dott.ssa Nadia Sanza | Psicologo Potenza | Psicologo Advanced Certified Schema Therapist www.psicologopotenza.it
LUTTO: metterci nei panni di chi è a lutto e sta vivendo un senso di perdita, di shock, di incredulità, di dolore o rabbia, potrebbe guidarci a trovare parole e gesti che aiutano. Dott.ssa Nadia Sanza - www.psicologopotenza.it
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LUTTO: COSA DIRE, COSA FARE?

COSA DIRE, COSA FARE QUANDO INCONTRIAMO UNA PERSONA A LUTTO?

Difficile saper cosa dire e cosa fare con una persona a lutto, se non se ne ha avuta esperienza.  In una situazione di sconforto o di profonda pena, come quando qualcuno è appena morto, rischiamo di dire parole e fare gesti che possono essere sconvenienti.

Potremmo non accorgerci che qualcosa aiuta e qualcosa, invece, potrebbe ferire coloro che, essendo a lutto, stanno peraltro già soffrendo.

Certo, provare a mettersi nei panni di chi è a lutto e sta vivendo un senso di perdita, di shock – con l’incredulità, il dolore e la rabbia che spesso ali accompagnano – potrebbe guidarci a trovare le parole giuste.

 

COSA SI POTREBBE DIRE O FARE?

Se si avesse solo un momento breve per interagire con la persona a lutto, come quando si passa a dare le condoglianze ad un funerale, cosa dire? Si potrebbero tener presente una di queste frasi, tanto semplici, quanto efficaci:

  • ‘Mi dispiace’ – ‘Mi spiace così tanto!’
  • ‘So bene quanto tu lo amassi’
  • ‘Vorrei avere le giuste parole per te, in questo momento’
  • ‘Non credo di poter immaginare cosa stai passando, ma quando vorrai… se hai bisogno di me… sono disposto ad ascoltarti’.

 

Se possibile, poi, si potrebbe:

  • raccontare una storia sulla persona morta. Per coloro che sono in lutto, non c’è cosa più gradita che conoscere o ripensare a qualcosa che la persona morta e amata ha fatto nel passato, proprio perché in quel momento la mancanza della persona, la sua morte fanno credere che ‘non ci sia più storia”. Si potrebbe anche fare un cenno al suo umorismo, alle sue passioni, alla sua compassione, alle sue capacità, alle sue idee e convinzioni, oppure ricordarne qualche aneddoto: tutto ciò sarà un conforto per quanti sentono la mancanza della persona morta. Parlare di lei aiuterà molto anche dopo il funerale, perché chi ama non vuol dimenticare l’amato scomparso.
  • e, se non si conosce la persona morta, si potrebbe dire: ‘non conoscevo tuo marito, fratello, sorella, figlio, amico… ma, in base a quello che so – che ho capito di lui penso che doveva essere una persona (aggiungendo qui un aggettivo carino e positivo).

Infine, se davvero ci importa, possiamo fare qualcosa di utile o pratico, ma non limitarci ad offrirlo e basta, meglio farlo davvero:

  • dare un abbraccio, o una carezza
  • portare cibo o dei fiori
  • sistemare qualcosa nella stanza
  • passare a trovare
  • mettersi in contatto durante le festività

Ciò, oltre che essere molto gradito alla persona a lutto, aiuterà anche noi che solitamente continuiamo a pensare all’accaduto, anche dopo il funerale.

 

 

COSA NON DIRE; COSA NON FARE CON UNA PERSONA A LUTTO

Poi però ci sarebbero le cose da non fare o da non dire assolutamente. Ecco alcune regole da tener presente:

REGOLA 1: il lutto non riguarda te

Spesso gli amici e i conoscenti vorrebbero parlare di come la perdita riguarda loro stessi in prima persona, ma questo non va bene. Infatti se si mettono a raccontare le proprie storie di lutto e perdita, credendo che questo significhi una dimostrazione di quanto riescano a capire la persona che invece sta soffrendo proprio ora., dimenticano che ogni lutto è diverso, e sentire la storia del lutto di altri non è di conforto per chi sta soffrendo proprio in questo momento.

Qualcuno dice:

‘Oh mio dio, non potrei davvero sopportare quello che stai sopportando tu’.

‘Non ti ho chiamato perché immaginavo tu volessi star sola’

‘Non sono venuto a visitarti perché odio gli ospedali, proprio non ce la faccio’

Poi ci sono quelli che, volendo rassicurare se stessi chiedono: se è morto di cancro, fumava? Beveva? Era sovrappeso?

Infine coloro che affermano: ‘Chiama se hai bisogno’! Affidando alla persona a lutto il compito di farsi viva in seguito. Sembra più una via d’uscita per loro e non una reale disponibilità versoi la persona a lutto. Forse è meglio essere noi a chiamare e/o a farci presenti in qualche modo. Per l’altro, in questo periodo di lutto, potrebbe essere molto frustrante, o pesante dover prendere l’iniziativa.

 

REGOLA 2: nel lutto, non c’è un lato positivo

Spesso in queste situazioni di dolore, si sentono molti commenti che vorrebbero confortare, alleviare e rendere le cose più leggere. Certo è un intento gentile, ma non è mai ben accetto.

Quando si perde qualcuno che si è amato ci si ritrova in un posto buio e oscuro. Niente e nessuno può tirarti su. Soprattutto non serve usare la parola ‘almeno, magari’, dicendo per esempio: ‘almeno non sta più soffrendo’, ‘almeno hai un altro figlio’, ‘almeno non è morto soffrendo’, ‘almeno ora tu puoi avere la tua vita’, ‘magari ora potrai cambiare casa o viaggiare’. Evitare frasi del genere può servire.

Smettiamola quindi di usare ‘almeno’ o ‘magari’, quasi cercando di forzare una persona che si sta sentendo malissimo a vedere il positivo nella morte di qualcuno. Meglio, piuttosto riconoscere che la situazione è terribile e validarne le emozioni: tristezza ma anche rabbia e paura., usando frasi come: ‘capisco il tuo dolore’, ‘ provo a immaginare come ti senti’, ‘deve essere terribile la tua sofferenza’.

Meglio tener presente che l’umorismo può essere straziante quando una persona è immersa nel dolore e nel senso di una profonda mancanza: ‘bene, allora ora sei orfano, no?!’.

 

REGOLA 3: Dio non c’entra, Dio non ‘manda niente’ a nessuno, Dio non vuole la morte di nessuno: sii cauto con la ‘religione’

Meglio non offrire le proprie credenze su Dio e sulla religione, per evitare di far sentir alle persone a lutto una specie di tonfo sordo o ancora più solitudine. Se la persona in lutto non è credente potrebbe addirittura sentire una tua insensibilità o offendersi.

E, anche se le persone cui ci avviciniamo sono religiose, evitiamo di dire ad una donna che aveva appena perso i suoi due gemelli in un aborto spontaneo: ‘Forse meglio così… Dio sapeva che sarebbe stato difficile crescerne due in una volta!’.

Oppure che ‘Dio non ci da mai ciò che non si può sopportare’. Questo è uno dei commenti più forti e sbagliati: può risultare devastante. La realtà è che qualche volta la morte è davvero difficile da sopportare, orribilmente pesante per coloro che sono in lutto.

Anche se la persona a lutto ha la tua stessa fede, frasi come: ‘E’ in un posto migliore’, ‘E’ volere di Dio’, ‘Dio lo voleva su in cielo’, ‘Tu lo rivedrai un giorno’ devono essere usate con molta cautela.

 

Regola 4: se le persone sono a lutto, lasciale sentire

L’ultimo suggerimento è quello di non dire alla persona a lutto come si dovrebbe sentire. ‘Sii forte, stai sereno: non fare così’, ‘Passerà prima o poi’. Una persona a lutto potrebbe star molto male per giorni, potrebbe aver bisogno di piangere a lungo.

Una frase utile invece potrebbe essere: ‘Capisco quello che stai provando: hai ragione!’, intendendo che qualsiasi cosa egli stia provando, quel dolore, quelle emozioni sono ok e che è ok provarli per tutto il tempo che li sta sentendo e tanto a lungo quanto, di fatto, li sentirà.

Forse non a tutti piacerà vedere che qualcuno esprime il suo dolore in un certo modo, ma va bene così: è giusto dare il permesso a ciascuno di esprimerlo pienamente e nel modo che si sente più vero (anche se, per esempio, ululando o addirittura ridendo).

 

Dott.ssa Nadia Sanza
nadiasanza@gmail.com

Psicologo Clinico, Psicoterapeuta, Advanced Certified Schema Therapist. Studio in Via dei Molinari, 10a Potenza. +393471043731

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