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CAREZZA PSICOLOGICA: BERNE, STEINER E L’INTERAZIONE SOCIALE

Cos’è la Carezza Psicologica

La carezza psicologica è una ‘unità di riconoscimento sociale. Così la definiva lo psicologo Eric Berne, fondatore dell’Analisi Transazionale, anche detta AT.

Ma esattamente, che cosa significa carezza psicologica, che cos’è?

Si possono fare esempi semplicissimi di carezza psicologica. Uno sguardo rivolto ad una qualsiasi persona intorno a noi è un acarezza psicologica. Chiedergli qualcosa, rispondere ad una sua domanda, fargli un complimento, fare qualcosa per lui o con lui sono carezze psicologiche.

Ogni forma di attenzione, di considerazione verbale o non verbale, volontaria o anche involontaria è un acarezza psicologica.

Ogni volta che interagiamo con un altro essere umano, ci stiamo scambiando una carezza psicologica, una unità di riconoscimento sociale.

Infatti quando siamo in relazione, ossia quando scambiamo anche solo un contatto visivo con qualcuno o ne siamo in prossimità, gli stiamo dando un riconoscimento, una carezza psicologica, perché noi “vediamo” quella persona, la consideriamo, entriamo in relazione con lei. Lo stesso accade quando sorridiamo a qualcuno, lo salutiamo o lo guardiamo in malo modo.

Le carezze psicologiche possono essere elargite sotto forma di grandi e piccoli gesti, attraverso parole o atteggiamenti, passa una carezza psicologica anche attraverso la posizione che gli altri prendono rispetto a noi nello spazio che condividiamo in quel momento.

Le carezze psicologiche possono essere di vario tipo:

  1. Carezze positive: come un sorriso o un “ti voglio bene”
  2. Carezze negative: come il “non mi piaci”, “sei vestita male”, “non va bene questo tuo comportamento”
  3. Carezze verbali, espresse sotto forma di una frase udibile: ad esempio “hai un bel taglio di capelli”
  4. Carezze non verbali: espresse attraverso le espressioni facciali, la mimica, la gestualità come ad esempio un cenno di approvazione da noi effettuato muovendo la testa
  5. Carezze condizionate: hanno a che fare con ciò che la persona fa: ad esempio quando diciamo “ben fatto”, “mi piace il tuo disegno”; possiamo chiamarle anche lodi, quando sono positive
  6. Carezze incondizionate: hanno a che fare con ciò che la persona è; ad esempio: “ti amo, così come sei”, “sei importante per me”, “mi trovo bene con te”, “che bella persona che sei, secondo me”.
  7. Carezze di plastica: unità di riconoscimento finte, non autentiche.

Carezza Psicologica e Attenzione Negativa

Le carezze psicologiche sono molto importati ed ogni persona desidera riceverne quando instaura relazioni sociali. Le carezze sono il modo attraverso il quale ci sentiamo ‘visti’ dagli altri.

Se in una relazione non otteniamo alcuna carezza psicologica dagli altri ci sentiamo soli e privi di valore.

Per questo motivo sin da bambini impariamo che, piuttosto che nessuna carezza, ovvero l’indifferenza, è preferibile ricevere addirittura carezze negative.

Questo per esempio è ciò che fanno i bambini capricciosi ed oppositivi che, attraverso comportamenti lamentosi o aggressivi, escogitano un modo per essere considerati. Questi bambini, seppur attraverso modalità irritanti e sgradevoli, fanno in modo di ricevere carezze psicologiche.  Come a dire: “se non mi vedi per darmi affetto ed ascolto almeno mi vedrai sgridandomi!”.

Infatti, per qualsiasi essere umano, l’attenzione negativa è più facile da tollerare (e mi riferisco anche a  punizioni e critiche) piuttosto che la non attenzione che sentiamo nell’essere completamente ignorati.

Dare e ricevere carezze psicologiche positive, permette di aumentare il nostro benessere personale, la nostra autostima ed il nostro benessere psico-sociale.

Dobbiamo mantenere  e preoccuparci di una certa ‘Economia delle Carezze’un concetto elaborato successivamente da Claude Steiner, per spiegare il motivo per il quale nelle relazioni ci sentiamo a disagio, poiché privati dei riconoscimenti di cui abbiamo bisogno.

Anche Steiner infatti sostenne che tutti abbiamo bisogno di scambiarci carezze psicologiche e aggiunse che facciamo di tutto per guadagnarle (lavorando duramente, compiacendo gli altri, adattandoci nelle relazioni affettive, aiutando gli altri o addirittura recitando il ruolo di incapaci per essere sostenuti… ).

Economia delle carezze

Nonostante le carezze psicologiche siano facili da dare e da prendere, in realtà non ne circolano a sufficienza e ciascuno di noi escogita strategie per ottenerne. Il nostro serbatoio di carezze psicologiche può svuotarsi facilmente, perciò tendiamo a farne economia.

L’economia delle carezze è dovuta a 5 regole restrittive che vengono tramandate implicitamente di generazione in generazione, regole da cui liberarci, che sono:

  • ‘Non dare carezze quando ne hai da dare’: questa regola ci porta a trattenere i nostri riconoscimenti nei confronti degli altri per timore di essere derisi o rifiutati.
  • ‘Non chiedere carezze quando ne hai bisogno’: ciò può creare un vero e proprio vuoto di riconoscimento dentro di noi, se non stiamo attenti.
  • ‘Non accettare carezze se le vuoi’: questa regola ci porta a rifiutare riconoscimenti e complimenti facendo finta di non sentire, svalutando il valore di ciò che ci viene detto (magari giustificandoci con pensieri del tipo: “ha un secondo fine”, “l’ha detto tanto per…”, “l’ha detto ma non lo pensa”, “l’ha detto ma siccome è un familiare e non conta”, “l’ho chiesto io perciò, non essendo spontaneo, non vale”).
  • ‘Non rifiutare carezze se non le vuoi’: talvolta ci sentiamo costretti ad accettare carezze negative, finte o di “plastica” anche quando non le vogliamo (per esempio quando accettiamo insulti, critiche ingiustificate…).
  • ‘Non dare carezze a te stesso’.

 

Scambiare Carezze Psicologiche fa bene

La realtà è che accogliere le carezze dagli altri, rifiutare quelle negative o di plastica e darsi carezze ha un effetto positivo, anche sul nostro benessere generale, perché aumenta il rilascio di endorfine e ci fa sentire bene.

Perciò, per togliere il filtro delle carezze e migliorare la nostra autostima è necessario imparare a:

  • Dare le carezze che vogliamo dare agli altri: carezze positive e feedback utili affinché l’altro possa migliorare  – e non sterili critiche. Talvolta viene visto come un pericolo elargire carezze positive agli altri; invece la circolazione di carezze positive non fa che aumentare il benessere delle persone, colma il profondo desiderio di riconoscimento ed evita l’innescarsi dei conflitti. Diventa di conseguenza un bene anche per noi.
  • Chiedere carezze di cui si ha bisogno: sul fare, sulle nostre competenze e su di noi, sul nostro essere, in quanto persona.Non è infatti vero che le carezze che rispondono a una specifica richiesta abbiano meno valore di quelle spontanee. Fa parte, invece, dell’essere Adulti, la capacità di chiedere in maniera franca e aperta le carezze desiderate, accettando il rischio che l’altro possa rifiutarsi di dare la carezza richiesta e in tal caso attivarsi in un altro modo per soddisfare il proprio bisogno di carezze positive.
  • Accettare le carezze che ci vengono fatte: specie quelle positive sul nostro ‘essere’. Rifiutarle è una posizione psicologica malsana che porta a respingere le relazioni e la generosità altrui.
  • Rifiutare le carezze che non desideriamo: specie quelle negative che non promuovono alcuna crescita e fanno solo male.  Nella realtà le persone non sempre si comportano come vogliamo noi, possiamo essere consapevoli che è nostro diritto rifiutarle s ci infastidiscono o rinegoziarle, in base ai nostri bisogni.
  • Darsi carezze positive: essere capaci di auto-sostegno, le carezze interne, cioè la capacità di riconoscere le proprie qualità e capacità, nutrono il benessere, come le carezze esterne, rappresentano un’importante fonte di riconoscimento.

È necessario allenarsi a dare e accogliere riconoscimenti, a partire dalle relazioni più intime e significative, sino a che non diventi una prassi naturale.

Claude Steiner affermò infatti che, sin da bambini, tutti noi siamo indottrinati dai nostri genitori o da altre figure adulte, più o meno intenzionalmente, con le 5 cinque regole restrittive sulle carezze.

 

Per concludere

Non siamo obbligati a dare o ricevere carezze psicologiche, così come non siamo obbligati ad entrare in relazione con gli altri; ma questo porta ad allontanarsi dalla spontaneità, generando svalutazioni ed emozioni parassite (rabbia ‘incomprensibile’, frustrazione, depressione).

 

Dott.ssa Nadia Sanza
nadiasanza@gmail.com

Psicologo Clinico, Psicoterapeuta, Advanced Certified Schema Therapist. Studio in Via dei Molinari, 10a Potenza. +393471043731

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