Gli SCHEMI o TRAPPOLE della SCHEMA THERAPY di J. YOUNG – Dott.ssa Nadia Sanza | Psicologo Potenza | Psicologo Advanced Certified Schema Therapist www.psicologopotenza.it
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Gli SCHEMI o TRAPPOLE della SCHEMA THERAPY di J. YOUNG

 

Gli Schemi o Trappole: che cosa sono per la Schema Therapy?

Secondo il modello teorico della Schema Therapy di J. Young, gli Schemi (o Trappole) sono modi di pensare, sentire e agire che ci influenzano in modo disadattivo agendo contro i nostri interessi psicologici sia nella relazione con noi stessi che con gli altri e con il mondo; gli Schemi si sono formati in noi in momenti cruciali dello nostro sviluppo, spesso a partire da modelli disfunzionali visti o vissuti nel nostro ambiente si crescita o formazione,  per poi consolidarsi fino ad intrappolarci e a danneggiare la nostra esistenza (ecco perchè la Schema Therapy chiama gli Schemi anche ‘Trappole’).

Per fare alcuni esempi dell’impatto degli Schemi o Trappole sulla vostra vita, provate a pensare alla presenza di alcuni problemi, che sarebbero tanto più gravi se fossero ricorrenti:

  • sentite la mancanza di un sostegno affettivo stabile: vi sentite di fatto soli o siete coinvolti in relazioni con persone che si mostrano fredde nei vostri confronti, o addirittura vi innamorate di persone che vi rifiutano o vi tradiscono?
  • pensate di non potervi avvicinare agli altri, tanto meno fidarvi, poiché vi sentite trattati ingiustamente e con negligenza?
  • avete una profonda e dolorosa sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato in voi e che, scoprendolo, nessuno potrebbe amarvi ed accettarvi pienamente?
  • temete che possa capitarvi qualcosa di brutto e fate di tutto per evitare eventi che impattano sulla vostra vita anche in modo decisamente lieve, perché non volete sentirvi in pericolo?
  • anteponete i bisogni altrui ai vostri, nelle relazioni le vostre esigenze non vengono soddisfatte abbastanza e non sapete neppure più quali esse siano veramente?
  • fate fatica, al contrario, a disciplinarvi, a regolare le vostre emozioni, gli impulsi e la vostra vita e avete richieste irragionevoli nei confronti degli altri?
  • siete alla ricerca di soddisfare standard e regole che vi tengono continuamente sotto pressione, pur non sentendovi mai felici, realizzati, meritevoli?

Se avete risposto di sì a uno o più domande, probabilmente anche voi rischiate di rimanere intrappolati in uno o più Schemi.

Come funzionano gli Schemi o Trappole?

 

Gli Schemi o Trappole sono modelli disadattivi di pensare, sentire ed agire (detti anche Pattern o Temi) che hanno avuto origine nell’infanzia: erano, allora, forme di adattamento all’ambiente emotivo, relazionale, educativo in cui vivevamo. Sviluppati allora, erano appropriati in passato poiché rappresentavano risposte utili, in base a quelle situazioni ed alle nostre risorse di un tempo,; ci permettevano di affrontare, alla meno peggio, il mondo circostante di allora.

Per un principio di coerenza interna gli Schemi, seppur disfunzionali, tendono a mantenersi; è come se lottassero per sopravvivere, per rimanere; essi infatti rappresentano ciò che conosciamo bene e, pur provocando dolore, sono familiari, rassicuranti, perciò spesso molto difficili da cambiare.

Così gli Schemi, oggi più disfunzionali che nell’infanzia, continuano a dar forma ai nostri pensieri, ai nostri comportamenti ed alle nostre relazioni. Finiamo spesso da adulti a ricreare, senza volerlo, le stesse condizioni e modalità relazionali della nostra infanzia, pur se ci hanno fatto stare male. In questo senso gli Schemi sono autodistruttivi (ecco perchè vengono anche chiamati Trappole) poiché comportano spesso autolesionismo e ci impediscono, ancora oggi che siamo adulti e possiamo crescere e cambiare,  la piena soddisfazione dei nostri BISOGNI PSICOLOGICI CENTRALI (CORE NEEDS).

Potremmo dire che oggi possiamo essere attratti da situazioni in fondo per noi dolorose, come una falena è irresistibilmente attratta dalla luce che per lei è pericolosa. Gli Schemi o Trappole danneggiano il nostro senso di sé, l’umore e la serenità, la salute, le relazioni con gli altri, l’attività professionale, senza risparmiare alcun aspetto della nostra vita.

 

 

Quali sono gli Schemi o Trappole per la Schema Therapy?

 

Abbandono/Instabilità:

chi ha questo schema ha una percezione di inaffidabilità delle persone significative, di precarietà della loro presenza e del loro sostegno affettivo; ha un vissuto di imprevedibilità/inaffidabilità della relazione; si aspetta da un momento all’altro la separazione. Quando non è distaccata emotivamente e fredda, la persona prova un continuo stato di ansia, tristezza o rabbia.

 

Sfiducia/Abuso:

chi ha questo schema ha la convinzione che gli altri lo raggireranno, gli mentiranno o si approfitteranno di lui, ferendolo e manipolandolo; questa persona crede che il dolore gli sia causato intenzionalmente o sente di subire una ingiustificata, eccessiva negligenza. L’atteggiamento tipico è quello di chi si mette sulla difensiva, è sospettoso, in tensione costante. Oppure si mette in situazioni in cui si fa abusare.

 

Deprivazione emotiva:

questo schema comporta il vissuto che i propri bisogni emotivi non verranno mai o mai adeguatamente soddisfatti nelle relazioni. Ne esistono tre forme: dovuta a carenze di cure (mancanza di affetto, attenzione, calore); dovuta a carenza di empatia (mancanza di ascolto e comprensione, intimità); dovuta a carenza di protezione (mancanza di una guida). Il vissuto è di tristezza, isolamento, solitudine.

 

Inadeguatezza/Vergogna:

la persona con questo schema ha la sensazione di essere sbagliato, inferiore, carente in alcuni ambiti fondamentali della vita, cattivo; tende ad essere particolarmente sensibile alle critiche, ai rimproveri o ai rifiuti. Sperimenta un profondo senso di vergogna, rispetto ai propri difetti e a se stesso in generale; teme che, in base a questa sua intrinseca inadeguatezza, verrà rifiutato. Spesso non lascia avvicinare gli altri.

 

Esclusione/Indesiderabilità sociale:

comporta un vissuto di alienazione;  la persona si sente inferiore, si percepisce diversa, fisicamente respingente o socialmente incapace; non sente di poter appartenere pienamente ad un gruppo di altre persone o ad una comunità.

 

Dipendenza/Incompetenza:

la persona ha la sensazione di essere incapace di gestire le responsabilità quotidiane senza l’aiuto degli altri, ha un vissuto d‘impotenza ed inettitudine. Non riesce ad essere indipendente o a prendere decisioni. E’ spesso tesa, ansiosa, insicura.

 

Vulnerabilità al pericolo e/o alle malattie:

il vissuto di questa persona è quello che qualcosa di brutto possa accadere a sè eda i suoi cari, da un momento all’altro. Può vivere nel timore costante di qualcosa di catastrofico, relativamente alla salute e alle malattie, ad un pericolo, alla perdita di controllo, alla povertà.

 

Invischiamento/Sé poco sviluppato:

la persona con questo schema ha un eccessivo coinvolgimento emotivo in relazioni significative (soprattutto con i componenti della famiglia di origine o con il partner); pertanto c’è un mancato sviluppo di una chiara identità personale, sensazioni di inscindibilità ed immedesimazione con l’altro; vissuto di vuoto e disorientamento.

 

Fallimento:

questo schema comporta la sensazione di non essere in grado di raggiungere i propri obbiettivi, di avere inferiori capacità rispetto agli altri individui di un gruppo cui si appartenga. Implica il triste vissuto di essere poco intelligenti, inetti o privi di talento e l’esperienza dolorosa di una scarsa realizzazione di sé.

 

Pretese/Grandiosità:

chi presenta questo schema si sente superiore agli altri e si ritiene esonerato dal rispetto delle regole di reciprocità alla base dei rapporti sociali; ha richieste o propositi irrealistici o irragionevoli; spesso ha un atteggiamento competitivo o controllante allo scopo di soddisfare i propri desideri; è difficile per lui provare empatia e comprendere i desideri  e le esigenze altrui.

 

Auto-controllo o auto-disciplina insufficienti:

le persone con questo schema non esercitano efficacemente la capacità di gestione delle frustrazioni, non contengono le manifestazioni eccessive degli impulsi;  evitano situazioni conflittuali e responsabilità; non riescono a gestire compiti gravosi e responsabilità.

 

Sottomissione:

le persone con questo schema lasciano il controllo agli altri; reprimono le proprie preferenze, bisogni e desideri, le emozioni, specialmente la rabbia; sottomettendosi, si mostrano eccessivamente compiacenti. Fanno tutto questo per evitare eventuali conseguenze negative, per paura del conflitto e della punizione.

 

Auto-sacrificio:

coloro che presentano questo schema si dedicano prevalentemente ai bisogni degli altri, rinunciando alle gratificazioni personali. Risparmiando le sofferenze agli altri che considerano più deboli di quanto in effetti siano, evitano a se stessi i sensi di colpa; si curano delle persone “bisognose” ma sviluppano risentimento, irritazione. Trascurano i propri bisogni e possono sentirsi esasperati.

 

Ricerca di approvazione e riconoscimento:

nelle persone, questo schema si manifesta con un’accentuata tendenza a ricercare approvazione e attenzione da parte degli altri; la propria autostima viene misurata in base alle reazioni altrui, alla condizione economica e sociale, all’aspetto esteriore, al successo, piuttosto che a un senso stabile e autentico di identità, dunque a spese del loro stesso sviluppo e dei loro bisogni.

 

Negatività/Pessimismo:

chi ha questo schema si focalizza sugli aspetti negativi, minimizzando quelli positivi delle vita; pensa a pena, morte, dispiacere, perdita, conflitti; si aspetta che le cose andranno male.; vive in uno stato di iper-allerta.

 

Inibizione emotiva:

lo schema è presente quando la persona inibisce rabbia e aggressività, ma anche gli impulsi positivi come gioia, affetto, eccitazione sessuale, gioco. La persona ha difficoltà a comunicare liberamente sui propri sentimenti e bisogni, é convinta che ogni manifestazione emotiva danneggerà gli altri o provocherà imbarazzo. Manca di spontaneità e fa affidamento solo sulla razionalità.

 

Standard severi/Ipercriticismo:

chi ha questo schema si sforza di soddisfare spietati standard interiorizzati e perciò si sente sotto pressione. Ritiene che qualsiasi cosa faccia non vada mai bene abbastanza, pensa che debba sempre impegnarsi più a fondo. E’ ipercritico verso se stesso e gli altri, perfezionista, ha rigidi doveri e regole, si preoccupa del tempo e dell’efficienza. Tutto ciò a detrimento del piacere, dello svago e dei rapporti sociali.

 

Punizione:

lo schema porta a credere che le persone devono essere rigidamente punite per i loro errori; hanno la tendenza ad essere arrabbiate, intolleranti, punitive e impazienti anche con se stesse. Fanno fatica a dimenticare gli errori.

 

 

 

 

Dott.ssa Nadia Sanza
nadiasanza@gmail.com

Psicologo Clinico, Psicoterapeuta, Advanced Certified Schema Therapist. Studio in Via dei Molinari, 10a Potenza. +393471043731

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