
ACCETTAZIONE DELLE EMOZIONI, PER FAR PASSARE LA SOFFERENZA
L’ACCETTAZIONE NON GIUDICANTE delle emozioni dolorose ne elimina la SOFFERENZA e lascia solo il dolore…
a volte, però, è addirittura in grado di ridurlo (vedi anche la MINDFULNESS).
Ricordiamo che la lotta contro le nostre emozioni non farà altro che assicurarne la persistenza ed aumentare il dolore che proviamo.
Di seguito sono descritte alcune modalità per gestire le nostre emozioni, in modo tale da diminuire la sofferenza che producono, sia in termini di altre emozioni dolorose e pensieri disfunzionali che si attivano, sia in termini di azioni controproducenti.
Proviamo allora ad esercitarci nell’ACCETTAZIONE DELLE EMOZIONI, seguendo questi passi:
- ACCOGLIERLE. Piuttosto che sforzarci di costruire un muro tra noi e le nostre emozioni, lasciamole entrare, rimaniamo aperti alle emozioni, a che ci siano… restiamo disponibili ad averle, senza giudicarle, senza agire o reagire. Rispettiamo la parte o il BAMBINO VULNERABILE che è in noi.
- OSSERVARE. A questo punto, osserviamo attentamente le emozioni: prendiamo coscienza piena di ciò che stiamo sentendo ma, contemporaneamente, non facciamo nulla, non le combattiamo, non agiamo in alcun modo: solo esponiamoci ad esse, facendo quasi un passo indietro, guardiamole in modo sereno ed attento, senza giudicarle, senza respingerle o farle persistere, senza rifiutarle o bloccarle, senza modificarle o volercene sbarazzare o sopprimere, senza reagirvi: non dobbiamo necessariamente agire sull’onda delle nostre emozioni.
- LASCIAR ANDARE. Subito dopo possiamo staccarci e lasciar scorrere le emozioni, lasciarle fluire; ci accorgeremo che esse sono come le onde del mare, che vanno e vengono (a questo punto può essere utile concentrarsi sulla qualità dell’esperienza corporea e sulle componenti fisiche e sensoriali delle emozioni, notare l’emozione e viverla nel nostro corpo). Possiamo non aggrapparci ad esse. Possiamo non amplificarle.
- DISIDENTIFICARSI. Quindi rifletteremo sul fatto che noi non siamo quello che proviamo, e ci ripeteremo: ‘io non sono le mie emozioni’; possiamo anche ricordare che altre volte ci siamo sentiti in modo diverso e che non durerà per sempre…
(liberamente tratto da M.Linehan, Trattamento Cognitivo Comportamentale del Disturbo Borderline. Il modello Dialettico. Cortina Ed. Milano, 2001. Pag. 570.)
EMOZIONI, SOFFERENZA EMOTIVA e SCHEMA THERAPY
L’accettazione delle nostre emozioni elimina la sofferenza emotiva, molto più che un atteggiamento auto-critico e di rimprovero o un tentativo di evitamento o soffocamento delle emozioni stesse.
Ma come riuscire a non trasformare il dolore di alcune emozioni in sofferenza emotiva vera e propria?
A tal proposito ci viene in aiuto la Schema Therapy che dice che, talvolta, usiamo o meglio ancora ‘siamo fatti’ di parti (o MODE, secondo la Schema Therapy) che non sempre ci aiutano:
alcune volte, sposando il punto di vista della nostra parte GENITORE PUNITIVO interiorizzato, pensiamo che le nostre emozioni dolorose non siano giustificate e diciamo: ‘sono esagerate’ , ‘sto sbagliando’, ‘non dovrei sentirmi così’ . Usiamo cioè un atteggiamento auto-punitivo con cui però le esasperiamo e le aumentiamo, finendo col sentirci sempre più in colpa e disperati e con l’aumentare la sofferenza emotiva;
oppure pensiamo che le emozioni negative non siano sopportabili e diciamo: ‘non ce la faccio!’, ‘è troppo dura per me’ e attiviamo immediatamente ed automaticamente il nostro BAMBINO IMPULSIVO/ARRABBIATO scegliendo comportamenti (es: mi sfogo, me la prendo con gli altri) che poi risultano essere un altro problema per noi, magari nelle nostre relazioni;
infine, altre volte, cerchiamo di sbarazzarsi delle nostre emozioni dolorose usando quella parte di noi detta dalla Schema Therapy PROTETTORE DISTACCATO, attuando modificazioni radicali e globali nella nostra vita, legate alla fuga ed all’evitamento (es: una eccessiva distrazione o il distacco dalle emozioni stesse, il ritiro da certe relazioni, l’evitamento) anche dei bisogni psicologici correlati, atteggiamento che però ci richiede energie e rinunce, con la conseguenza dell’alienazione da noi stessi.
In tutti questi casi è utile ricordare che:


