CON LA MORTE DI UNA PERSONA AMATA FINISCE UNA VITA MA NON UN LEGAME.

Tutti sappiamo che prima o poi moriremo: questa è una certezza ineluttabile, per quanto spesso alla morte non ci pensiamo affatto. Eppure sono convinta che, per vivere a pieno, non possiamo dimenticare che moriremo e che i nostri cari moriranno.

Dobbiamo prepararci alla nostra morte, ma dobbiamo ancor più prepararci alla morte dei nostri cari.

La psicologa francese Marie De Hennezel afferma nel suo libro che ‘la morte, la nascondiamo come se fosse vergognosa e sporca. Nella morte, vediamo soltanto orrore, assurdità, sofferenza inutile e penosa, scandalo insopportabile: è invece il momento culminante della nostra vita, ne è il coronamento, quello che le dà senso e valore’.

Infatti quando, a seguito della morte di qualcuno che amiamo, ci ritroviamo ad attraversare le terribili fasi del lutto: angoscia e incredulità, dolore e rabbia, dopo tanto soffrire, spesso scopriamo di aver mantenuto un legame con coloro che sono morti e, nella misura in cui questo legame lo coltiviamo, ci ritroviamo ad accettare la loro morte.

Infatti se è vero che la perdita di una persona cara ed il lutto prevedono anche una profonda ristrutturazione del nostro mondo interiore, una profonda e dolorosa trasformazione delle abitudini, dei punti di riferimento, del nostro modo di pensare e agire nel tentativo di sopravvivere all’assenza, è vero anche che tutti gli esseri umani hanno la capacità di mantenere un legame ed un dialogo con i propri cari anche dopo la loro morte.

Gli studi psicologici su persone a lutto ci dicono che laddove è possibile ed è permesso, concesso, insegnato mantenere un legame psicologico ed affettivo con il defunto, le persone riescono più facilmente a continuare serenamente la loro vita ed a riprendersi dal dolore della perdita.

Dunque mantenere un legame con la persona cara che è scomparsa, consentire all’affetto che proviamo per lei di sopravvivere alla sua morte lenisce il nostro dolore.

Inoltre sapere che continueranno a vivere nel ricordo di coloro che gli sopravvivranno ha un grande valore per coloro che sanno di dover morire.

Nel mio lavoro con persone a lutto, in cui cerco di aiutare le persone ad attraversare il lutto, ho capito che le persone cui è morta una persona importante in realtà non l’abbiano davvero ‘persa’ e che qualcosa della persona cara rimane in loro (e grazie a loro i defunti continuano a ‘vivere’).

Non solo nei loro sogni ma anche in un dialogo silenzioso, talvolta spontaneo altre volte intenzionale, i sopravvissuti continuano a mantenere un legame ed un rapporto con i loro cari estinti.

Questa capacità di mantenere un legame consente consolazione ed anche separazione. L’intimità e l’affetto leniscono il dolore, l’orrore, l’ingiustizia, l’impotenza, la solitudine di cui tutti noi facciamo esperienza di fronte alla morte.

Spesso può essere utile, in seduta psicoterapeutica, immaginare un dialogo tra la persona a lutto e la persona morta. In un contesto di intimità e fiducia è possibile esprimere tutte le proprie emozioni: il dolore e le tristezza per la malattia e la sofferenza, l’incredulità e la disperazione per la morte e la separazione – soprattutto nel caso di una morte improvvisa – la paura di andare avanti senza la persona morta, la fatica di ricominciare, continuare a vivere senza di lei, la rabbia di fronte all’ingiustizia e all’orrore che ogni morte porta con sé.

Spesso, subito dopo aver accolto ed espresso tutte le precedenti, dolorose emozioni, la persona a lutto si placa, l’angoscia lascia il posto ai ricordi anche positivi ed alle emozioni di affetto, stima, riconoscenza e la persona comincia a ringraziare o a spiegare, raccontare e esprimere alla persona che è morta cose che sente di aver lasciato in sospeso: spesso capita che le voglia chiedere scusa o fare delle promesse, salutarla o dirle addio.

Alla fine di questi intensi momenti di intimità  gli stati d’animo ed i pensieri non sono solo cambiati ma anche ampliati. Le persone a lutto si sentono meno tristi, meno sconvolte ma soprattutto più accettanti di quello che è successo e più forti. Sanno di avere il permesso ed il modo di continuare questo dialogo, questo legame con i loro cari.

Marie De Hennezel, ha lavorato per anni in un reparto di cure palliative a Parigi e, della sua esperienza con la malattia terminale e la morte, dice: ‘C’era il dolore certo ma c’era anche dolcezza, spesso una tenerezza infinita… lo spazio-tempo della morte è, per chi accetta di entrarci e di guardare al di là dell’orrore, un’occasione indimenticabile di intimità’ (‘La Mort Intime’, 1995).

 

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About Dott.ssa Nadia Sanza

Psicologo Clinico, Psicoterapeuta, Advanced Certified Schema Therapist, EMDR

Studio in Via dei Molinari, 10a Potenza.
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